Calls me home.

Ehy Papà, mi senti?
Ti ricordi quella volta che sono inciampata sul marciapiede, facendo   cadere a terra il gelato alla stracciatella e tu mi baciavi il  ginocchio sbucciato, dopo esserti coperto le  guance con il tuo gelato  alla menta per far sì che un sorriso, cancellasse le lacrime che erano  scese? Ricordi quando  avevo una manciata di mesi e mamma ci faceva le  foto sul divano, mentre dormivo sulla tua pancia? Ricordi quel  pomeriggio che abbiamo  girato tutta la città per cercare quelle scarpe  che mi avevi promesso, mentre cantavamo in macchina la stessa canzone  milioni e milioni di volte?  Ricordi, che quando già vi eravate  lasciati, venivo da te, dormivamo nel lettone ed io infilavo  le mie  piccole mani, dentro le maniche del tuo pigiamone a righe perchè  avevo  freddo? Ricordi quando mi venivi a trovare e andavamo su quel  molo a  lanciare i sassi, per vedere chi sarebbe riuscito a far toccare  loro  più volte la superficie del mare? Ricordi quando mi hai detto “Anche da lontano,rimarrò sempre tuo padre e tu sempre la mia bambina.”?
Vedi  te lo sto chiedendo, perchè io mi ricordo tutto; tipo tutte  le volte  che avrei voluto appoggiare la testa sulla tua spalla e sentire  qualche  lacrima salata sulle mie guance o tutte quelle in cui avrei  voluto  condividere un mio successo con te, per vedere sul tuo viso un  sorriso  unito ad una smorfia compiaciuta e colma di orgoglio.
Sai, a  volte, però, la voglia di averti vicino è sovrastata da tutte le  ammaccature provocate da te, che sento sul cuore. Ho provato più volte a  dare una nuova forma a quella macchina che pompa stanca nel mio petto,  per coprirle tutte, fallendo sempre; ed ora, vorrei venire da te, salire  sul tavolo ed urlarti contro, numerando tutte le volte che mi sono  sentita calpestata e abbandonata, anche solo da una tua parola o da un  tuo sguardo. Ti direi che sei il mio punto debole, il mio tallone  d’achille, la mia spina nel fianco, la persona che odio ed amo  contemporaneamente; ti direi che ho bisogno di un padre che non c’è mai  stato, da quando mamma ha preso le valigie e mi ha portata via con sè.  Ti direi che ho paura, che porto una maschera per non far vedere che  sono fragile, che ho bisogno di lasciare questa casa e andarmene  lontano; 
Cercherei la tua mano, afferrando il vuoto.{Beth http://www.facebook.com/?ref=home#!/pages/Beth/140913819296518

Ehy Papà, mi senti?

Ti ricordi quella volta che sono inciampata sul marciapiede, facendo cadere a terra il gelato alla stracciatella e tu mi baciavi il ginocchio sbucciato, dopo esserti coperto le guance con il tuo gelato alla menta per far sì che un sorriso, cancellasse le lacrime che erano scese? Ricordi quando avevo una manciata di mesi e mamma ci faceva le foto sul divano, mentre dormivo sulla tua pancia? Ricordi quel pomeriggio che abbiamo girato tutta la città per cercare quelle scarpe che mi avevi promesso, mentre cantavamo in macchina la stessa canzone milioni e milioni di volte? Ricordi, che quando già vi eravate lasciati, venivo da te, dormivamo nel lettone ed io infilavo le mie piccole mani, dentro le maniche del tuo pigiamone a righe perchè avevo freddo? Ricordi quando mi venivi a trovare e andavamo su quel molo a lanciare i sassi, per vedere chi sarebbe riuscito a far toccare loro più volte la superficie del mare? Ricordi quando mi hai detto Anche da lontano,rimarrò sempre tuo padre e tu sempre la mia bambina.”?

Vedi te lo sto chiedendo, perchè io mi ricordo tutto; tipo tutte le volte che avrei voluto appoggiare la testa sulla tua spalla e sentire qualche lacrima salata sulle mie guance o tutte quelle in cui avrei voluto condividere un mio successo con te, per vedere sul tuo viso un sorriso unito ad una smorfia compiaciuta e colma di orgoglio.

Sai, a volte, però, la voglia di averti vicino è sovrastata da tutte le ammaccature provocate da te, che sento sul cuore. Ho provato più volte a dare una nuova forma a quella macchina che pompa stanca nel mio petto, per coprirle tutte, fallendo sempre; ed ora, vorrei venire da te, salire sul tavolo ed urlarti contro, numerando tutte le volte che mi sono sentita calpestata e abbandonata, anche solo da una tua parola o da un tuo sguardo. Ti direi che sei il mio punto debole, il mio tallone d’achille, la mia spina nel fianco, la persona che odio ed amo contemporaneamente; ti direi che ho bisogno di un padre che non c’è mai stato, da quando mamma ha preso le valigie e mi ha portata via con sè. Ti direi che ho paura, che porto una maschera per non far vedere che sono fragile, che ho bisogno di lasciare questa casa e andarmene lontano; 

Cercherei la tua mano, afferrando il vuoto.

{Beth http://www.facebook.com/?ref=home#!/pages/Beth/140913819296518


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